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giovedì 15 giugno 2017

Lo spazio di nessuno......un posto fantastico!


 “La fantasia è un posto dove ci piove dentro”
Italo Calvino

Un grande scrittore: "Se fossero stati quadri appesi alle pareti, sarei diventato un pittore, ma erano libri, impilati fino al soffitto. Avevo quelli intorno e addosso. Sono stato bambino e poi ragazzo dentro una stanza di carta. Mio padre ne comprava a chili, erano il suo altrove, la distanza da pomodori e frutta sciroppata, merci del suo lavoro. Rientrava la sera, si metteva in poltrona disteso sotto un libro. Stava così all’aperto. Quella mossa quotidiana, il silenzio di noi figli per lasciarlo al suo tempo migliore, le finestre chiuse anche d’estate per non ascoltare altro che pagine: quella mossa mi ha avviato. “Un giorno non dovrai comprarli, te li regalerò io, scaffali interi scritti da me stesso. Se il tuo tempo perfetto è stare con i libri, allora ti verranno da me senza pagarli. Io ti rimborserò di libri. Te li regalerò io, costringerò la vita a stare dentro i libri, prima la mia, di forza, poi le altre per invito.”.... Se leggere è un morbo, si contrae da altri e si trasmette, è infettivo, non difettivo. Difettivo è il mondo, a libro chiuso". Lunga citazione: non sempre si ha il tempo per riportarne una breve.


Tempo fa, fu sollevato un problema, inerente la biblioteca inesistente. In realta' la scuola ha molti libri, manca invece un luogo da adibire a spazio lettura. Suggerii, in maniera provocatoria, di allestire i corridoi della scuola con scaffali pieni di libri, insomma sostituire le pareti con muri di libri. Con garbo e gentilezza mi fu detto che un progetto siffatto faceva acqua da tutte le parti
E se come la fantasia anche la cultura fosse un edificio in cui ci piove dentro? Allora?
Lasciamoci bagnare da una pioggia di "libri randagi", da abbandonare su un qualsiasi scaffale in modo che chiunque ne possa approfittare. Come si dice "l'occasione fa l'uomo ladro". Chiunque abbia qualcosa che non usa e' un ladro. Ribaltiamo la situazione. Creiamo un precedente, creiamo i ladri di libri.  Rubare allora diventa cosa per gente seria, non cosa per persone che e' meglio vadano a lavorare. 
Immaginate un progetto comune, con genitori ed insegnanti insieme  (come accade alla Scuola dell’Infanzia!). Insieme a mescolare pensieri per aprire nuove strade. Gratuitamente e con entusiasmo, genitori ed insegnanti insieme, per progettare narrazioni, spazi di incontro e formazioni.

Potrebbe succedere, persino, che questi pensieri silenziosi, in punta di piedi, diventino progetti concreti, da realizzare e libri nuovi da regalare. Eh già, perché,  potrebbe accadere pure che una famiglia, da sola o insieme ad altre, possa comprare un libro per regalarlo a questo spazio di nessuno. Così, solo per il gusto di condividerlo con gli altri e arricchire il baule pieno di racconti.
Senza che nemmeno tu te ne accorga, le cose potrebbero succedere, intorno a quello spazio lettura. Potrebbero succedere le narrazioni al mattino, per le classi, i racconti la sera con i genitori narratori.

Potrebbe succedere, così, che tu possa incontrare genitori ed insegnanti, persone appassionate che cercano di lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato. E tu, cosi, inizi a pensare che puoi ancora entrare nella scuola per dare testimonianza a te stesso e ai tuoi figli, di cosa voglia dire veramente essere un cittadino che partecipa in modo attivo, con le poche risorse che hai e che ti senti di mettere in campo.

Se, come diceva Calvino, “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”, preparate ombrelli e stivali perché in quello spazio, ci pioverà tanto. Ogni giorno un poco di più. 

Un po'di pioggia è proprio quello che ci vuole.  Buone vacanze

venerdì 26 maggio 2017

Il silenzio va dritto al cuore

A volte il silenzio dice quello che il tuo cuore non avrebbe mai il coraggio di dire!
Alda Merini

E' brutto dire cose ovvie e risapute da tutti. Dire cose ovvie ci sminuisce sempre un po', ci fa sentire malinconici o eccessivi. E' come quando ci chiedono: mi vuoi bene? Poiché è ovvio che ti voglio bene, perché me lo chiedi? Perché te lo devo dire? Se me lo chiedi, mi viene fuori solo un debole e stupido: sì….. Tu non ci hai ricavato niente, e io mi sono depresso a doverti dire quel pallido sì.

Il punto difficile infatti non è se si debbano o no avere dei sentimenti, è se si debbano dire i propri sentimenti, ovvero, se si debbano "esplicitare".

E qui ho le idee intimamente e infinitamente più chiare: NO. Alcuni sentimenti non si devono esplicitare mai! 
Ecco una storia famosa. E' la storia di un ragazzo che vuole imparare e si rivolge a un vecchio e saggio maestro. Il maestro, fin da subito gli vuole bene.

Lo accetta come allievo e gli dice di presentarsi il tal giorno per la prima lezione. Ma poi, invece di far lezione, gli ordina di dipingere la palizzata che circonda la sua casa, e gli mostra per bene il gesto con cui deve muovere il pennello su e giù lungo il legno. Il ragazzo, un po' malvolentieri, esegue. Quando ha finito, spera che il maestro gli farà lezione. Ma il maestro gli chiede di dipingere anche il retro della palizzata, e poi di dare una seconda mano, e infine di ridipingere anche il pavimento all'interno, e qui gli mostra di nuovo in quale modo usare il pennello. Così per giorni e giorni. Il ragazzo è ormai al limite della sopportazione, quando finalmente il maestro accetta di dargli la prima lezione. Gli mostra i primi movimenti che dovrà saper compiere con le braccia e... di colpo, vediamo che il ragazzo li conosce già, perché sono quegli stessi gesti che ha dovuto imparare per dipingere la palizzata e poi il pavimento.

Di colpo capiamo che il maestro gliele aveva già date le lezioni, senza che l'allievo se ne accorgesse, anzi, proprio nel momento in cui l'allievo pensava di perdere tempo e di non essere considerato. E' nelle piccole cose e nei gesti di ogni giorno che si capisce cosa è voler bene.
 
C'è un enorme valore del silenzio dentro il verbo "volere bene". Io voglio bene e non dico qual è il mio fine. Voglio bene e basta. Così come dipingo e basta, suono e basta, ti amo e basta. Tacere è bello. 
Tacere era bello. Ora non lo è più.

sabato 29 aprile 2017

Il lavoro logora......chi non ce l'ha!

“E il lavoro?” 

“Grazie a Dio, il lavoro non mi manca.”

“Ah, l’hai trovato allora?” 

“No, non mi manca, nel senso che ci sto bene senza!”


Il lavoro duro ti ricompensera' in futuro. La pigrizia adesso!!!!!!

P.S. - Il lavoro mi piace, mi affascina.  Potrei stare per ore a guardarlo.

lunedì 24 aprile 2017

La colpa di sentirsi innocenti




In un un mondo in cui non ci sono colpe, siamo tutti innocenti. Ma essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi.
Se un innocente viene condannato è colpa sua: avrebbe dovuto commettere un delitto!
A furia di prestare attenzione al brusio delle persone e ai loro concetti educativi, quando ci prende la tristezza, il sentimento ci spinge a ricercare dei responsabili. 
La scuola pubblica sembra organizzata in modo che ognuno possa tranquillamente trovarvi i propri:
Ma alla scuola dell’infanzia non hanno afferrato come ci si comporta? chiede il maestro elementare di fronte a bimbi agitati come palline da flipper.

Che cosa hanno fatto alla scuola elementare? inveisce il professore delle medie ricevendo alunni di prima che valuta analfabeti.

Qualcuno sa dirmi cosa hanno studiato alla scuola dell’obbligo? afferma l’insegnante di liceo davanti a studenti delle prime che si esprimono senza linguaggio.

Cosa, vengono dal liceo? si domanda il docente universitario guardando attentamente i primi esami scritti.

Chiaritemi cosa vi spiegano all’università! urla l’industriale ai giovani appena assunti.

(L’università forma per l'appunto ciò che voi richiedete -  è la risposta. dipendenti incompetenti e compratori ciechi! Le grandi università preparano i vostri managers – e gli azionisti divorano i profitti).

Assenza della famiglia si rammarica (o compiace) Il MIUR.

La scuola (il futuro) non è più quella di una volta accusa la famiglia.

A ciò si uniscono i dibattiti interni a ogni istituzione che si rispetti. Per esempio:

Stop con la tolleranza dei pedagogisti! urlano i conservatori che attaccano la demagogia.

Abbasso i conservatori! ribattono i pedagogisti in nome dell’evoluzione democratica.

I sindacati paralizzano la scuola! accusano tutti!!!

Invitiamo a vigilare! rispondono i sindacati.

....Una simile percentuale di analfabeti in prima media, ai miei tempi non si vedeva! ...È uguale a tua madre, questo bambino!...Se tu fossi stato un po’ più severo con lui, adesso non sarebbe in queste condizioni!....Come si fa a studiare in un clima famigliare del genere? si lamenta l’adolescente depresso alle orecchie del professore comprensivo.....
Se le cose non funzionano come dovrebbero, ci resta sempre la remota possibilità di indicare in noi stessi i responsabili della nostra incompetenza.

Errare è umano, ma dare la colpa agli altri è ancora più umano!

venerdì 21 aprile 2017

Fare (dis)ordine

L'ordine è disordine. Ma con scarsissima fantasia

Se c’è una cosa di cui sono davvero convinto, è che una scrivania ordinata è sintomo di una mente malata.
Il disordine è la vita, al contrario l’ordine è l’abitudine.
L’ordine è qualcosa di ricercato; il caos invece è naturale.

L’ordine, senza alcun dubbio, soddisfa la ragione: ma il disordine è la gioia dell’immaginazione.
Ogni essere umano vive del disordine del suo animo e della sua psiche e muore nell’ordine che la vita stabilisce. 
Tutte le più potenti emozioni vengono dal caos: paura, rabbia, amore. L’amore è il caos in sé. Potete pensarci all'infinito! L’amore non ha senso. Ti sbatte e ti fa roteare. E poi, alla fine, cade a pezzi. Nel caos c’è la creatività, la ricchezza e la fantasia. 

Ma sto dicendo troppe cose insieme, quindi PROCEDIAMO CON DISORDINE

Sia chiaro: io amo l'ordine perchè, esistendo, mi permette di infrangerlo.

Il disordine crea attese e desiderio. L’ordine niente. 
Uno dei vantaggi dell’essere disordinato è che si fanno tante scoperte elettrizzanti. Un garage o una soffitta puliti sono segno di una vita vuota.
Non c’è modo di vivere così noioso come quello che è regolato dall’ordine, dal metodo e dalla disciplina. Ben venga il caos, perché l’ordine non funziona.

Le vere scoperte vengono dal caos, dall’andare nella direzione che sembra sbagliata, stupida e sciocca. L’ordine è importante ed è necessario per non perdersi; ma il disordine serve per ritrovarsi.
L'ordine è monotono e dura poco. Una cosa minuscola e insignificante può disturbarlo. La vera ricchezza è il disordine. Ed è il potere creativo a mettere in (dis)ordine l’intero universo. 

Sembra che nell’universo ci sia un ordine preciso… nel movimento delle stelle e nel girare della Terra e nello scorrere delle stagioni. Ma la vita umana è spesso puro caos, ognuno prende la propria posizione, afferma i suoi diritti e sentimenti, fraintendendo i motivi degli altri e i propri. Sono convinto che l’ordine sia una momentanea mancanza di disordine.
A chi pensa che, nel disordine, sia difficile trovare le cose, ecco la soluzione: cercate le cosa nell'ultimo posto in cui vi aspettate di trovarle.
Se noi volessimo creare un mondo nuovo, avremmo a disposizione il materiale già pronto poiché anche il primo fu creato dal caos.
Il caos è solo (dis)ordine che attende di essere decifrato. Se vuoi avere controllo sulle cose, allora in modo ordinato affronta il disordine.
Bisogna avere però la mente piene di cose, come un deposito di un rigattiere, un grande caos dentro di sé per riuscire a ritrovare qualcosa che non ricordavi neppure di avere. La mente è un puzzle (incompleto).


Ho la mente cosi in disordine, che se arriva un ladro la rimette in ordine.