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sabato 20 maggio 2017

Ptof, persone troppo occupate forse!

Profeta: Cosa vuoi?
Uomo: Tu sai gia cio' che voglio, vero?
Profeta: Se non lo sapessi, che profeta sarei!
Uomo: Se sai già la risposta, come posso scegliere?
Profeta: Perché non sei venuto qui per fare una scelta, la scelta l'hai già fatta, sei qui per conoscere le ragioni per cui l'hai fatta.

Contestino è un bambino col quale a volte chiacchiero, un amico immaginario.
Ce l'ho da poco. A volte me lo ritrovo di fronte, mentre sono su una poltrona che penso. Io penso e lui mi guarda.
Adesso sto cercando di spiegargli che cos'è il Ptof. Gli dico "è dove finiscono i Progetti.
Ptof, ricorda il tonfo di un sasso in acqua. Nel Ptof si mettano tutti i progetti: cosa c'è di più fluido e fluente di un Ptof, in effetti? (Senti quante effe? Fluido e fluente... Ptofffffffff! Effettivamente ce ne sono a bizzeffe di effe!). E, giacché i progetti sono quel che contraddistingue una scuola, il Ptof, contenitore di progetti, è una specie di documento d'identità della scuola. Contestino non capisce cosa è il documento di identità, è un bimbo. Gli spiego che è dove trovi notizie scritte su chi sei. Come ti chiami, cosa fai, dove abiti, di che colore hai i capelli e gli occhi.
Gli spiego che la scuola non ha i capelli, gli occhi….. ma in compenso adesso ha i progetti.
Quindi il Ptof fornisce l'identità di una scuola in base ai progetti che quella scuola offre. Non per nulla Ptof vuol dire Piano triennale dell'Offerta Formativa.
E’ un piano, un progetto che contiene altri progetti, cosi che tutti insieme permettano di "pianificare l'offerta".
So bene che la parola offerta ti fa venire in mente quando andiamo al supermercato e i giocattoli sono in offerta, lo so. Ma non fare queste confederazioni, sono azzardate.
Dunque, il Ptof è la pianificazione di ciò che la scuola ti offre per formarti.

Il segreto sta nel differenziare. Le scuole non sono tutte uguali. Ci sono scuole e scuole. Per questo preparano un fascicolo, perché tu, utente-cliente-studente, possa scegliere la scuola migliore.
Perchè? Semplice: da un certo punto la scuola si è messa a fare un'offerta. Ogni scuola promuove le sue offerte che la diversificano dalle altre scuole. Dunque, le scuole pubbliche non sono più tutte uguali: una scuola offre una cosa e un'altra scuola ne offre un'altra. Chiarissimo. Eppure lo trovo strano..... Non riesco ad afferrare tutto. Per esempio, non riesco a comprendere che cosa possa mai offrire di cosi nuovo o diverso un insegnante di lettere, ad esempio, cosa può mai escogitare, se non di insegnare bene la sua materia e cioè insegnare a leggere dei bei libri e capirne il senso nel profondo; esprimere per iscritto il proprio pensiero, o un racconto, un ricordo; saper sostenere un discorso avvincente, ben costruito, suggestivo. Che altro?
Che cosa potrà mai offrire di diverso l'insegnante di italiano della scuola vicina e concorrente? Perché di colpo la scuola ha dei concorrenti?
Facile. Ogni scuola, è libera di scegliere che cosa offrirti, cioè quali progetti presentarti. Per esempio, un bel corso di canto o di fotografia o di scrittura creativa.
Ricapitolando, i Progetti distinguono una scuola.
Eppure, nonostante tutte le spiegazioni date, Contestino mi ha detto che a distinguere una scuola sono “gli insegnanti”. Che scemenza. Si vede subito che è un bambino. Non gli insegnanti e nemmeno le cose che insegnano, o i modi che usano per insegnarle. Contano solo le cose extra, le cose "fuori": i progetti, appunto. Le attività, non le materie. Nel Ptof troverai che in una scuola si fa il Corso Tizio o l'Approfondimento Caio o l'Uscita al Museo X e la Gita di Istruzione ad Y. Non troverai chi insegna e che cosa e come. Se cioè un insegnante di lettere fa leggere dei bei libri o no, quello non ce lo trovi. E nemmeno il fatto che il tal insegnante di matematica è bravissimo e chiaro a spiegare o che è un mezzo genio a cui andrebbe dato un premio. Queste cose no, queste cose non interessano a nessuno. Non fanno l'identità di una scuola. Anche perché il suddetto insegnante particolarmente bravo e capace, per inventarsi le sue nuove formule e modi di insegnamento che funzionano, se ne sta per ore ed ore in casa a preparare le lezioni: non offre mai un'attività extra sulle strategie dell'apprendimento, non fa mai un corso o un'uscita didattica al Museo del calcolo, niente! E' davvero un pessimo insegnante.

L'attuale sistema scuola non sembra avere alcuna idea di che cosa sia un maestro. O meglio, non sembra volere affatto dei maestri.
L'attuale scuola odia i "maestri". Li trova antiquati e poco flessibili. Dotti e presuntuosi.
Oggettivamente non valutabili. E silenziosi, troppo silenziosi.
Insomma, gli insegnanti devono tutti diventare insegnanti p(t)offati.
Insegnare e far lezione sono diventate parole vecchie, obsolete.

Oggi l'insegnante deve fare altro. Recuperare. Colmare. Accoglie. Progettare. Pianificare. Deve avere e raggiungere degli obiettivi.
Pianifica l'offerta, cura l'utenza, individua i percorsi, stabilisce gli obiettivi, disegna la mappa, costruisce la griglia, indica i saperi, fornisce un metodo, studia le strategie, usa gli strumenti, stabilisce i criteri, valuta oggettivamente, si autovaluta, si monitorizza, certifica le competenze, somministra i test, verifica in itinere, rispetta gli obiettivi, organizza i moduli, percorre i percorsi, si aggiorna nei contenuti e nei metodi, mette in atto il processo educativo, esplicita le competenze, concretizza le conoscenze, verifica l'apprendimento, si relaziona agli altri enti, governa i conflitti, lavora sul territorio, innalza il tasso, il successo scolastico... ma soprattutto è flessibile, flessibile e disponibile, disponibile al cambiamento...

Per chi come me ha frequentato la scuola una vita fa non riconosce più nulla. Hai la vaga impressione che qualcuno ha cambiato il mondo, spostato l'orizzonte.
Aiuto. Qualcuno che mi dica quali sono i miei obiettivi, i miei metodi, i miei percorsi, le mie strategie, i miei moduli, le mie competenze..........
Di colpo non so più niente. E non sono niente.

Vuoi vedere che abbiamo sbagliato tutto a scegliere la scuola per gli ottimi insegnanti!

venerdì 12 maggio 2017

Il contrario di uno

Alle madri, perché essere in due comincia da loro


La mancanza è la più forte presenza che si possa sentire.
Non ci manchi quando siamo tristi!!! 

Ci manchi quando siamo felici e non possiamo dividere i sorrisi con te.


lunedì 3 aprile 2017

Atto definitivo!


Sventolerò la mia radiografia, e per non essere frainteso, mi disegnerò addosso un giubbotto antiproiettile. Colpisci-mi ancora al cuore, o alla testa? Sarà in mezzo alla folla o isolato? Non lasciare feriti stavolta! Refrattario volerò via a rincorrere falene o comete. È proprio vero, non si scrivono lettere d'amore al computer!.
Mi fermo, inizio a tremare, come il centro Italia degli ultimi anni! Una maschera di fondo-tinta-nero copre tutto, che per struccarla non basteranno delle nuvole cariche di pioggia. L'atmosfera è sempre … fredda e metallizzata: non versa lacrime in questo periodo, o gli si arrugginiscono le guance. I se e i forse leggeri, si sono trasformati in macigni, pericolosi, caduti su troppa polvere che ha cominciato a ostentare i segni. Nell'aria manca l'ossigeno, è troppo il monossido di carbonio, troppi i tribunali aperti, troppe le porte sbattute, che da lontano sembrano degli applausi. Seguo una scheggia di stella luminosa che si insinua tra le costole: contrasta con le mie occhiaie azzurre, con le pupille lucide, per la congiuntivite!
È stata una guerra fredda, alle notti si sostituivano le eclissi, per evitare di sentire. Una lotta libera da ogni freno, con la bile a colmare ogni cosa: e poi fuoco dagli occhi tirati a lucido come auto nuove. E da ultimo.... la constatazione amichevole del nostro niente! Semplici compromessi storici per non ferirci.

Chiusi tutti i cancelli, le porte blindate e chiuse pure tutte le frontiere: che i sogni siano sentore.  Una pessima rabbia la nostra …. e la maggioranza è silenziosa ….. e intanto so che ti troverò schierata. Finirò ustionato, morto per folgorazione. E alla fine di tutto, sorrisi e un altro arrivederci.

Mi chiudo in un ermetismo aperto a troppe letture: controverso, non voglio essere chiaro. Cambio pelle. Quella nuova, mi protegge e mi fa da guscio, ma potrebbe non bastare; senza, zoppico e il calore diventa brace. È un atto definitivo. Atto definitivo, l'ho sempre considerato un bel titolo.
Tregua. Sospensione. Tregua sospesa.....mando un segnale, esprimo desideri. Abbasso una saracinesca arrugginita sui miei occhi. Nastro isolante per i nervi scoperti. Dialogo sostenuto. Ultima possibilità. Basta incomprensioni. Smanio, bramo considerazione. E intanto copriamo con carta stagnola le mura che ci nascondono. Smisurato interesse. Si aspetta un segnale. Potrebbe arrivare e non essere notato. Potrebbe non partire affatto. E' un rischio.

Accurato, seguo le istruzioni non scritte. Sono telepate, è un esperimento, dovrebbe funzionare, significherebbe iniziare da zero con un segno più. Con un sogno in più.

In fin dei conti, sto ancora sbagliando. Le parole, lame taglienti, non hanno il potere contrario. Le ferite vanno sanate con un abbraccio forte, lungo almeno i giorni che ci hanno divisi. Ma non è possibile. Le circostanze non sono favorevoli. E quando mai! Forza arroganza e insolenza mutano: rimane solo l'energia della vulnerabilità.

Ci sarà per noi un campo lungo cinematografico!!?

Ali spezzate mi escono dalla schiena....sono fuori.....per una sniffata di ossigeno. All'esterno solo finestre di palazzi indifferenti. Luci fioca su tela nera. Lampi, tuoni, rumori sono a distanze siderali, eppure li percepisco potenti. Comincia a gocciolare, cadono senza pudore petali di candore! In un modo autentico ti ho cercato. Alla fine ti ho ri-trovato.